Antonella Barina

L’ANGUANA SALVA

Edizione dell’Autrice

 

Il numero 17 di “Edizione dell’Autrice” (novembre-dicembre 2007) è dedicato al tema della violenza sulla donna ed è intitolato “L’Anguana salva”.  “Edizione dell’Autrice” è una rivista auto-edita nella quale Antonella Barina gestisce in prima persona in quanto autrice il processo produttivo dell’opera, dalla stesura dei testi poetici alla creazione di immagini alla distribuzione nel corso degli eventi ai quali partecipa. Fondamentale è il legame tra parola e immagine, che in molti casi nascono e si sviluppano assieme. La scelta è di pubblicare soltanto la propria poesia, nei tempi e nei modi del proprio metabolismo creativo dell’autrice e del desiderio di comunicare che le corrisponde. La gratuità della rivista,  completamente auto-finanziata,  corrisponde al prezzo di questa libertà.

 

Nel sito www.edizionedellautrice.it è scaricabile fronte-retro per edizione cartacea.

 

 

 

 

 L’Anguana salva

(2007)

 

Dei diversi filoni narrativi che si rintracciano nelle storie delle Anguane vi è quella che vede l’Anguana dotata di eccezionali poteri, quali la preveggenza sul tempo o la capacità di salvare i raccolti, che però la qualificano straniera alla collettività e spesso, se esercitati, finiscono per essere causa di persecuzione e morte anche nell’ambito familiare. Sono le storie più tristi che sono state cantate attorno alle Anguane, ma non tutte finiscono così. A volte, l’Anguana si salva.

 

 

Senza sottana

Senza sottoveste

Sulla strada

Un incubo

o non piuttosto

una premonizione

del fallimento d’amore

che sarebbe stato

incontrarti

 

Incontrarsi

 

(Fallimento d’amore

a mezzo del cammin

di questa vita

all’amore dedicata

E sempre fuori legge,

sempre sfuggiva)

 

Nel costringersi dei tempi

l’amante or ti vuole china

a cucirgli lo strappo

Poi nella cura del figlio

ti celebrano disfatta

Nulla ricordando

della guerriera

nel conflitto ti zittiscono

per massaia

 

 

Come se non fosse

scelta

Come se non fosse

amore

 

Peggio, non ascoltano

Peggio, negano di aver sentito

 

Fallimento d’amore

 

Al per favore

subentra il silenzio

Al silenzio

lo spregio

 

Il silenzio

questo strumento aureo

trasformato

in arma di guerra

 

Così l’Anguana

s’invola

prima d’essere

ammazzata

 

Fallimento d’amore

 

*

 

(La attirano alla festa,

le imbandiscono un carro

dentro cui han piazzato

la trappola)

 

- Mai mi hai voluto seguire -

Mai promisi che ti avrei seguito

 

Ora truffati ci sentiamo

l’un l’altro da noi stessi

 

Ognuno ha il suo

deserto

e tu sei il mio

 

Io che persi libertà

me la ritrovo intatta

Tu che mi hai avuto

mi hai perso

 

La sequenza del distacco

è una via crucis

cui l’Anguana soggiace

come rana in mano ai bambini

 

Tenta di volare ma

l’hanno legata al camino

trasformata in pietra

di focolare spento

 

*

 

(La sudicia pezzuola

gettata sul viso)

 

La costrizione al domestico

è l’anticamera dell’esecuzione

mentre il tribunale familiare

tutto imputa

L’aver troppo nutrito

L’aver affamato

 

Negando e affermando insieme

 

Per ciò che sfugge al controllo

si invoca la pena capitale

 

Tutto scontiamo

Quel che siamo

e quel che non siamo state

 

La dannano a pazzia

dicendola pazza

Impedendoti il sonno

vigilano a turno che tu dorma

 

 

All’Anguana chiedono estingua

il debito contratto

per i doni che fece

Negando e affermando insieme

 

Ma l’Anguana è salva

 

Sorge dal rio di alghe putride

Si solleva a mezzo dall’acqua

 

A volte ha in mano

un fazzoletto ricamato

segno del pianto nel ricordo

e della schiuma dell’onda

 

*

 

L’Anguana sogna

ad occhi aperti

 

L’Anguana costretta nell’angolo

in altra dimensione cura il suo giardino

Selve meravigliose

 

(Sapessero cosa le schiave

pensano di loro

Intuissero la stima

nell’eleggerli a compagni

Stimassero le proprie madri

perché beate

diverso allora il mondo)

 

*

 

Mai

vogliono pagare

il tributo dell’anima

 

(Solo prendere

Erigersi

sui podi come altari

Sulle tribune)

 

Masticano il seno

 

Celebrata la festa

tornano sordi

e muti

 

Fallimento d’amore

 

*

 

(Uccidere potrebbe

Invece resta

mani nell’acqua

a risciacquare avanzi)

 

Tanto si è librata in alto

che nel fondo della caduta

incontra l’Aleph

 

Perché è suo potere

trasformare in oro

la vostra nebbia

 

Fallimento d’amore

lei trasforma

in luce

 

Che per questo

ebbi in dono i miei poteri

Per difendermi

 

(Hanno ancora paura della notte

Se ti associano alla luna

prima o poi sai come va a finire

Trasformano le cataste di luce

in roghi)

 

Il domenicano che l’ interroga

è riuscito a portarla all’odio

 

Fallimento d’amore

 

 

(Quando le schegge mi trapassano

sola mi strappo la pelle

Non ho bisogno di chirurghi

o droghe)

 

*

 

(Solo per nutrirsi

si portano la mano alla bocca

Dov’è l’altra?

La tengono stretta

tra le gambe)

 

Fallimento d’amore

 

Pensa a salvarti

Tutto quello che abbiamo costruito è stato vano

 

L’altro rinfaccia assenze

per quante volte lei l’abbia giustificato o sostituito

 

E donne vi si insinuano

in modo che l’uomo

già aduso a rinnegar matrice

vi trova complemento

 

La fan sentir d’intralcio

 

(Parole d’amore

come girini d’estate

si disseccano in pozze

prima di diventar rane

 

Che beneficio al lago?

Malsana culla d’insetti

 

E pesci affamati

si divorano l’un l’altro

dopo che hanno ucciso

gli angeli)

 

Pur se son questi

i prezzi da pagare

l’Anguana è salva!

 

*

 

Osservano gli scettici

senza dar testimonianza

perchè il teatro umano

li diverte

Pur se lo spregiano

 

Fortuna che la notte

è lunga

e la luna sorge

Per ciascuno di noi

 

E così il sole

nel fresco mattino

ti dedica i suoi raggi

 

(Non san condurre il carro

Ma tant’è a loro basta

A ciascuno il suo sacco di farina

e va a casa sua)

 

Fortuna che la notte è lunga

e la luna sorge

 

e così il sole

nel fresco del mattino

le dedica i suoi raggi

 

E dio?

Ah, dio!

Scettico anch’egli

non s’immischia

e attende

 

 

E nel canneto le passan bisce

tra le gambe

Immemore il corpo

di quello che fu caldo amor

carnale

 

Chiusa è la porta

che per sempre

s’era giurata

amore

 

Fallimento d’amore

 

*

 

(Non più reggendo per stanchezza

la tengono in conto di vecchia

E rimproverano la sua stanchezza

senza vederla

Con condiscendenza le spiegano

ciò che lei ha insegnato

perché l’umano è immemore

di ciò che riceve)

 

Zitti in un angolo

o con il pugno sotto al tuo naso

ti sputano il loro odio

Tracimando bile dagli occhi

 

Solo perché libera

 

*

 

(L’anguana cura

gli animali dei pascoli

non meno che le bestie di stalla)

 

Non essendo

di quelli di mezza costa

di quelli delle valli

ciascuno dice

 

Non è dei nostri

 

e la tiene per nemica

 

Alto o basso che sia il monte

lei sta sulla cima

o nella parte impervia

del dirupo

 

Terreno di caccia il selvatico!

 

Consegnato per dogma

alla dominazione

Demonio per chi elegge

figlio di dio se stesso

 

(Nell’umano contendersi

ogni risorsa del bosco

non essendo né degli uni

degli altri

per tutti l’Anguana

è di nessuno)

 

Un uccello libero!

Dunque le si può sparare

e trappole tendere

per sezionarne le membra

negli scannatoi

 

Ah, pascoli

dove dallo sterco di pecora

nasce l’uovo del mondo!

 

Ma quale che sia la sua forma

Quale la morte che s’è data

Quale il regno che ora abita

L’anguana è salva! Salva! Salva!

 

*

 

I figli costretti ad assistere

alla distruzione della madre

 

E quella zitta

deve stare

per non ferirli

 

Tanto più quelli urlano

quanto i bimbi sono piccoli

che si spaventerebbero

Tutti in ostaggio

 

Di notte l’Anguana

pettina i suoi figli

Tutti stupiscono

sian così belli

 

(In guardia dovranno stare

perché per quelli

sono figli d’Anguana)

 

Rispetto le piante

dove le formiche allevano

le loro piccole grasse mucche

Rispetto uova e nido

Ospito il gabbiano ferito

 

L’Anguana è salva

Ma il suo cuore?

 

Una pietra nera

 

Della comune impresa

lui s’appropria impietosamente

rinfacciando assenza

 

E donne vi s’insinuano

aduse a rinnegar matrice

 

Con finto stupore le une

con fredda sorpresa gli altri

fan cadere la sua benedizione

La fan sentir d’intralcio

 

 

Pur se son questi

i prezzi da pagare

 

l’Anguana è salva!

 

Salva!

 

 

Venezia, 2007

 

 

 

 

l’anguanasalva©antonellabarina

Edizione dell’Autrice, anno III, n.17, Venezia, novembre–dicembre 2007, iscrizione al tribunale di Venezia n.1503 del 10 marzo 2005, dir.resp., prop., ed. Antonella Barina. Bimestrale stampato in proprio, in Venezia, Santa  Croce 1892/B. Scaricabile dal sito: www.edizionedellautrice.it

 

 

Edizione dell’Autrice

bimestrale autoedito di poesia

 

Leggére imbarcazioni reggono meglio il mare di un transatlantico. Nel 2004 ho deciso di registrare ufficialmente la testata bimestrale di poesia “Edizione dell’Autrice” dopo che da qualche anno distribuivo le mie raccolte con lo stesso titolo e lo stesso formato e questo era già il mio veicolo di poesia: ho affidato questa abitudine artigianale ad una formula che ne dà memoria e tutela, avendo per finalità istitutiva la comunicazione in forma integralmente poetica. Questo è il modo migliore che ho trovato per rendere pubblico – pubblicare – quello che scrivo, stampandolo in proprio con il desiderio che viaggi oltre ogni confine, nel rispetto del mio metabolismo creativo e delle modalità grafiche e distributive da me scelte, per mettere al mondo la funzione poetica che mi è essenziale nel rispetto dei tempi e dei modi della mia propria maternità creativa, recuperando con ciò il senso pieno del significare attraverso la poesia. Non è possibile trattenere ciò che è nato per andare nel mondo, se non a rischio di contaminare le altre creature che hai dentro. Nella scrittura poetica confluisce un mare di cose che diventano senso comune nel loro aspetto più eccezionale, chi scrive è un tramite, il pensiero che trova forma chiede di uscire secondo i ritmi del suo naturale venire al mondo: la nascita non può che avvenire nel giusto tempo di chi la vive. Un numero all’ anno è dedicato ad altre autrici e altri autori, e dà conto di incontri avvenuti su relazioni effettivamente instaurate all’interno delle diverse comunità poetiche: lo scambio consente la verifica della propria scrittura, il confronto permette di precisarne meglio - in primis a se stessi/e - il senso, così si affina in noi la poesia come veicolo primario di partecipazione. Nonostante tutto, resto convinta che l’incontro possieda preziose qualità intrinseche e irripetibili.La testata ha una distribuzione “eventuale”, legata all’occasione di eventi che desidero in questo modo implementare con diverse modalità di scambio, tra le quali l’offerta di scrittura in cambio di ascolto partecipato, essendo oggi quest’ultimo la materia più rara, oppure scrittura in cambio di lettura ad alta voce dei testi donati. Lo scambio, nel piacere reciproco, fa rinascere e cura la funzione comunicativa.

      La rivista, auto-prodotta e completamente auto-finanziata, è edita in forma cartacea formato A4 piegato a due colonne, stampata fronte retro, punzonata artigianalmente, in un certo numero numerata e firmata. Nella versione digitale a due colonne in pdf si affida ai destinatari, per ulteriore diffusione. Unica condizione alla fruizione è la ri/conoscenza, che implica la conservazione della testata nella sua integrità e, in caso di citazione, la nominazione della testata madre. (Antonella Barina - www.edizionedellautrice.it)

 

 

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